Intervista tratta dal quotidiano Sardegna24
La pagina dell'intervista tratta dal quotidiano Sardegna 24 “Software made in Sardinia”. C'è un senso di appartenenza molto forte esibito già a partire dallo slogan nel progetto di Softfobia, azienda cagliaritana che opera nel digitale e che nel corso di poco più di dieci anni di vita è riuscita a conquistarsi una bella fetta di mercato nell'ambito dello sviluppo di applicazioni per ilmobile e, più in generale, di soluzioni innovative per aziende che si affacciano alla Rete. Non solo l'orgoglio delle radici, ma un senso più generale di consapevolezza di essere riusciti a fare qualcosa di importante qui nell'Isola e a partire dall'Isola, «senza chiedere soldi alle banche e senza dipendere dal potente di turno per ottenere appalti pubblici, misurandoci con un mercato spietato». La rivendicazione viene da Fabrizio Cocco, l'imprenditore che ha fondato l'azienda nel 2000, nel pieno degli anni ruggenti della new economy e dello sviluppo delle “dot.com”. Più precisamente nella loro fase terminale, quando l'isteria collettiva finì con lo scoppio della bolla speculativa e relativa moria di aziende digitali.
Cocco aveva appena terminato gli studi in Economia e commercio, con tesi di laurea sull'e-commerce, e decise di investire i risparmi messi da parte per aprire una sua azienda. «Il sogno era quella di riuscire a farcela con un progetto su Internet, che mi sembrava una buona strada da percorrere. In particolare pensavo potesse consentire di esportare intelligenza in modo più semplice e meno costoso». Softfobia ora ha una ventina di dipendenti, tra lavoratori a tempo indeterminato e non, un fatturato che quest’anno è cresciuto del 25% e clienti soprattutto in Italia. Ad esempio Google, che ha scelto l’azienda come partner di riferimento italiano per lo sviluppo di applicazioni per il suo Chrome Web Store. Radio 105 si è appoggiata a loro per creare applicazioni per smartphone, con una partnership confermata anche per il 2012. Con il Gruppo Mondadori ha avviato una sperimentazione sul cosiddetto quarkcode, un codice pubblicato sui giornali che consente di ricevere ulteriori approfondimenti e servizi sul cellulare. Funziona così: con lo smartphone si scatta una fotografia al codice e quello automaticamente fornisce altre informazioni sul cellulare.
In generale l’ambito in cui si misura maggiormente l’azienda è quello, in crescita, delle App. Secondo alcune stime, il fatturato del mercato raggiungerà entro la fine dell’anno i 15 miliardi di dollari, ed è naturale che le aziende abbiano iniziato a presidiare in modo sempre più convinto un segmento destinato ad aumentare vertiginosamente con l’incremento dell diffusione di smartphone e tablet. Un’azienda in Sardegna che operi in questo campo ha ottime chance di misurarsi con un mercato globale in fortissima espansione. «Siamo orgogliosi di vivere qui e di non dover espatriare per fare il lavoro che amiamo», dice Cocco. «Nell'Isola c'è stato un bel terreno di coltura per la Rete e con noi lavorano persone che sono cresciute a pane e internet. I sardi spesso sono grandi inventori ma non sono abili venditori. Non credono nelle loro intuizioni e aspettano che qualcuno vada a chiedergliele. Noi cerchiamo invece di vendere le nostre soluzioni e le nostre idee di sviluppo della Rete, anche con faccia tosta». (Andrea Tramonte)
Intervista su .NET a Fabrizio Cocco
In un mondo di tecnologia avanzata e di globalizzazione estrema, un’azienda riesce a infondere nei suoi lavori ispirazioni genuine, attenzioni da artisti e tanto sapore di Sardegna. Andiamo alla scoperta di Softfobia, la società internazionale con lo spirito della piccola impresa...
La copertina dell'ultimo numero di ".net" La Sardegna sta all’Italia un po’ come la Silicon Valley sta agli Stati Uniti. Il cuore pulsante dell’informatica italiana è probabilmente in Lombardia, ma la patria di Internet si trova altrettanto probabilmente sull’isola da cui la Tiscali di Renato Soru ha conquistato il Paese.
E che la Sardegna sia terra molto fertile per chi lavora sul Web è confermato dalla straordinaria storia di successo di Softfobia.
Con clienti come Mondadori, Aruba e molti altri ancora ha catturato velocemente la nostra attenzione e abbiamo fatto due chiacchiere davvero illuminanti con il suo Amministratore Unico, Fabrizio Cocco. “Softfobia è nata nei primi mesi del 2000” - ci racconta - “dall’unione di esperti consulenti che al periodo gestivano e accompagnavano le grandi aziende sulla Rete; è nata con principi solidi: le ottime competenze di progettazione e sviluppo del software oltre a una mentalità vincente, quella della voglia di fare impresa soprattutto in un posto bello come la Sardegna. Questo si è poi rivelato un aspetto vincente, infatti creare con la luce e con i colori di Cagliari è senz’altro un grande vantaggio”, racconta Cocco con orgoglio. “Inoltre uno dei fattori critici di successo è sempre stata la capacità di innovare, anticipando soluzioni che sono diventate poi di successo e che hanno convinto grandi gruppi ad affidarsi alle nostre soluzioni proprio per l’elevato grado di innovazione che offrivano. Altresì all’ottimo mix di conoscenza della rete abbiniamo un eccellente rapporto qualità prezzo che, risulta altamente concorrenziale rispetto a concorrenti più strutturati e blasonati. Tant’è che Softfobia in alcuni casi ha persino vinto la concorrenza di aziende indiane e multinazionali. Softfobia ha la reattività della piccola azienda abbinata alle competenze solitamente riservate a grandi gruppi del settore e con i prezzi da ‘officina del software sotto casa’”.
L'intervista a Fabrizio Cocco CEO di Softfobia Progetti famosi
Softfobia è una consolidata realtà sul Web e ha un lungo curriculum di lavori prestigiosi e innovativi. Chiediamo allora a Fabrizio Cocco quali sono stati i progetti più prestigiosi di Softfobia sia in termini di complessita? del progetto sia in termini di importanza del cliente...
“Tra i tanti, i progetti per Tiscali, Mondadori, Aruba, Condenast, hanno segnato senz’altro il nostro percorso. In poche parole, ci siamo cimentati in attività molto complesse nelle quali abbiamo avuto modo di maturare le nostre competenze soprattutto seguendo le logiche dei progetti dei grandi gruppi che hanno fatto maturare le competenze dello staff, sia in termini di progettazione sia di approccio al problema”.
Quali sono allora le competenze che oggi servono a un professionista del Web? In altre parole, per lavorare con una società come Softfobia che cosa deve poter offrire un professionista?
“Lavorare in Softfobia è più una questione di mentalità e approccio ai problemi che non di competenze: quelle si possono sempre acquisire. Un forte orientamento alla risoluzione dei problemi e una mentalità aperta sono la base del nostro metodo. Noi sviluppiamo soluzioni su misura, ci adattiamo al cliente e non pieghiamo il cliente alle nostre soluzioni. Non abbiamo dogmi, ma tanta voglia di apprendere e confrontarci. Abbiamo un metodo di lavoro aperto, agile e collaudato, in grado di adattarsi alle esigenze e alle difficoltà. La nostra è un’organizzazione ‘liquida’ e come l’acqua va a riempire gli spazi liberi... Quindi le risorse vanno dove c’è bisogno: tutti sanno fare tutto e nessuno si tira mai indietro. L’organizzazione e il gruppo, questa è l’arma vincente!” esclama soddisfatto Cocco.
Chiudiamo allora l’intervista chiedendo a Fabrizio Cocco qual è secondo lui il futuro, tecnologico e di contenuti, delle aziende sul Web. E soprattutto se è ancora il Web il futuro delle aziende o se è più specificamente il mondo del mobile a rappresentare il vero interesse per il futuro.
“La Rete è il futuro a prescindere, poi lo strumento di consultazione sarà sempre di più mobile. Bisognerà adattarsi in fretta a questa tendenza. Ci sono tante tecnologie dove Softfobia stessa sta lavorando, per esempio il semantic web, la realtà aumentata, soluzioni rapide e snelle per favorire la diffusione e la fruizione dei contenuti.
Crediamo fortemente nel nostro progetto, cioè quello iniziale di poter fare impresa nel posto in cui siamo nati, la Sardegna. Ora abbiamo aperto un nuovo ufficio a Milano, in zona Sempione, per essere sempre più presenti e continuare a esportare intelligenza, che a dispetto delle altre merci, non pesa e grazie alla rete si trasferisce facilmente. Ma continuiamo a partire la mattina dai clienti per poi tornare la sera a casa, in Sardegna”.
Che dire, un’attitudine davvero straordinaria per un’azienda che esporta in Italia e nel mondo la genuinità di una terra e che dà grande lustro al campo dell’IT italiano.

SOFTWARE MADE IN SARDINIA